Religione e Templi Shinto

snt 05Attualmente, le religioni maggiormente diffuse in Giappone sono lo Shinto ed il Buddismo.

Storicamente, è stato lo shintoismo a fare per primo la sua comparsa nella cultura giapponese, anche se non è proprio esatto classificarlo come "religione" (ma continueremo a chiamarlo in questo modo, non avendo a disposizione un termine più adatto), poiché non segue delle regole precise, né ha sacre sritture.

La parola Shinto significa "la via degli dei", e questa religione è basata sul principio che tutto ciò che è in natura ha uno spirito ed è rappresentato da una divinità.

Troveremo così il dio di una determinata montagna, di un fiume, degli alberi, ecc.
Inizialmente, queste divinità venivano invocate durante gli antichi rituali per favorire prosperità e pace.

Lo shintoismo, principalmente, abbraccia il principio della purezza, per cui tutti gli atti che rendono l' uomo "impuro" sono delle vere e proprie mancanze di rispetto verso gli dei. L' uomo, raggiunto lo stato di purezza, potrà quindi seguire l' istinto nel profondo del suo cuore.

Proprio per l' idea di purezza, prima dell' ingresso in molti templi shintoisti, troverete delle "fontane" equipaggiate di appositi "mestoli" per prendere dell' acqua e purificarvi.
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Lo stesso "ofuro", praticato nelle ore serali prima dei pasti da molti giapponesi, trova origine nello Shinto e simboleggia la purificazione del corpo tramite l' acqua (attenzione: prima di entrare nella vasca colma di acqua ci si deve lavare!). 

Altri elementi utilizzati per la purificazione, in modi ovviamente diversi, sono il vento ed il fuoco.

Lo shinto, nella storia, è stato fortemente influenzato e ha assorbito numerosi principi del Confucianesimo, che era una filosofia introdotta dai contatti con la Cina intorno al 400.

Questa nuova filosofia ha trovato terreno fertile soprattutto per interessi politici, poiché consolidava i valori della famiglia patriarcale e la fedeltà, e considerava l' imperatore come figlio degli dei. Di conseguenza, il Giappone veniva visto come una grande famiglia, il cui patriarca era, appunto, l' imperatore. 

Lo stesso Bushido (codice dei samurai) faceva riferimento a molti principi Shinto, motivo per cui all' interno delle gerarchie dei samurai si era pronti a morire per il proprio "signore". 

snt 11Ancora oggi, gli stessi valori vengono trasportati negli ambienti di lavoro, dove l' azienda è vista come una famiglia all' interno della quale vigono rispetto e fedeltà. 

Un altro principio, che si è presto integrato nello Shinto, è quello del rispetto e della devozione verso gli antenati, considerati a volte come veri e propri dei protettori della famiglia. I giapponesi, spesso, hanno in casa due piccoli altari: uno per gli dei ed uno per i propri avi. 

E' shintoista il rito funebre durante il quale si prendono le ossa tra le ceneri del defunto cremato e si passano tra i familiari con delle bacchette di metallo.
Questo è anche il motivo per cui non troverete in un ristorante bacchette interamente in metallo per mangiare, e non sarete visti di buon occhio se vi passerete del cibo da bacchetta a bacchetta.

Lo Shinto ha subito anche delle influenze dal buddismo, che è una filosofia maggiormente rivolta al perfezionamento dell' essere. Il compromesso trovato per far convivere i due pensieri era quello del Buddha come espressione e manifestazione degli dei Shinto. Ancora oggi, templi buddisti e shintoisti si affiancano l' un l' altro. 

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I nomi e le caratteristiche degli dei conosciuti in tutto il Giappone sono scritti nel Kojiki, ovvero "Digesto delle cose antiche". Molti dei sono invece conosciuti e festeggiati solo a carattere locale; altri forniscono aiuto anche per i più piccoli problemi legati alla vita quotidiana.

I sacerdoti Shinto hanno una veste molto tradizionale molto lunga ed indossano degli alti cappelli rigidi di seta. Con il loro bastone in legno di pino, poi, celebrano i rituali di purificazione o di vario genere. 

I templi shintoisti sono chiamati Jinja e si distinguono dal classico ingresso costituito da due grossi pali (o colonne) che sostengono una "trave" orizzontale (o più).
Di solito questi "ingressi", chiamati torii, sono tre, e servono per purificarsi. Se costruiti in legno, spesso, sono di colore rosso e la loro origine è legata al traliccio su cui si trovava il gallo che, con il suo canto, fece uscire la dea sole Amaterasu dalla caverna dove si era isolata causando lo sprofondamento del mondo nelle tenebre. Si dice che i torii con uno stemma al centro facciano parte di quel filone dello shintoismo influenzato dal buddismo. 


snt 01Attraversati i torii, prima di arrivare al vero e proprio Jinja, ci si purifica con dell' acqua: il rituale prevede che ci si lavi prima la mano sinistra, poi quella destra, ed infine che ci si lavi la bocca utilizzando la mano sinistra (anche se molti giovani non seguono più questo rituale). 

La purificazione, nei templi shinto, può avvenire anche tramite il fuoco, la sabbia, il sale o il sake. 
Spesso infatti si vedono dei contenitori colmi di sabbia in cui vengono infilzati dei bastoncini di incenso, ed i credenti ne respirano il fumo, muovendo l' aria verso sé stessi con le mani.

In seguito si raggiunge la campana del tempio, sopra o vicino la scatola dedicata alle offerte, e si suona tirando la corda legata al battente, chinando il capo due volte; poi si battono le mani, come in preghiera, per due volte di seguito: questo gesto, secondo alcuni, ricorda il battito delle ali del gallo che, cantando, ha richiamato l' attenzione della dea Amaterasu; secondo altri era il rumore della porta con cui è stata chiusa la caverna in cui si era rifugiata Amaterasu (per non farla più rientrare); secondo altri ancora il doppio battito di mani ricorda il suono della nascita del giappone, quando il caos si divise in cielo e terra. 

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Dopo il battito delle mani, si suona la campana chinando nuovamente il capo ed infine si lascia un' offerta.
Sempre per la dea Amaterasu, molti ingressi dei templi Shinto sono orientati ad est, per accogliere il sole che sorge.
Qui si trovano spesso i Koma-inu (o "shishi"), ovvero le statue di cani-leoni a guardia del tempio. A volte, proprio a causa dell' intreccio tra lo shintoismo ed il buddismo, queste statue possono trovarsi anche in alcuni templi buddisti. 
Si pensa che siano stati introdotti nella cultura giapponese insieme alle influenze buddiste provenienti sia dalla Cina che dalla Corea. 
Di solito i koma-inu sono due: uno è rappresentato con la bocca aperta, così da scacciare e spaventare i demoni, mentre l' altro è rappresentato con la bocca chiusa, per proteggere e trattenere gli spiriti benevoli. 
C' è anche un' altra spiegazione: quello con la bocca aperta pronuncia "a" e quello con la bocca chiusa pronuncia "n", con un chiaro riferimento all' alfabeto giapponese, dove questi suoni sono il primo e l' ultimo, richiamando la simbologia dell' inizio e della fine della vita.

Nei giardini dei templi shinto, o comunque nelle vicinanze di luoghi considerati sacri, annodati attorno ad un albero o appesi ad una parete, si trovano anche gli Shimenawa: si tratta di grosse corde con appesi degli elementi in carta bianca, che simboleggiano la presenza di un dio ed al contempo scacciano il maligno.

snt 03Spesso i fedeli lasciano delle offerte in denaro, o in cibo, prima di andarsene.

Un altro rito praticato nei templi Shinto è quello di lasciare delle strisce di carta, dopo averle conquistate con un' offerta, con su scritte frasi di fortuna o di negatività: se il biglietto è legato alla fortuna, verrà portato a casa; in caso contrario, verrà annodato ad un apposito supporto, in modo che lo spirito del tempio possa esorcizzare la sfortuna.

Fuori dal tempio si vedono anche appese delle tavolette di legno (ema), dove solitamente si scrivono i propri desideri, sperando che la divinità del tempio li possa esaudire. Così avviene anche con le tanichette di sake.

Dopo la visita al tempio, si è soliti acquistare o fare un' offerta per un o-mamori, ovvero un sacchetto in tessuto da appendere dove si vuole o da portare con sé per una protezione o come portafortsnt 10una. Il sacchetto non deve essere aperto, altrimenti perderà tutta la sua efficacia.

I Jinja sono spesso molto semplici e costruiti in legno, anche di dimensioni molto ridotte, e sono numerosissimi, sparsi per tutto il Giappone. 
Al loro interno, non contengono statue degli dei, ma reliquie sacre, come lo specchio, la spada ed i gioielli (riproduzioni degli oggetti sacri delle divinità) ed all' esteno, al contrrio dei templi buddisti, non ci sono cimiteri. 

 

Caratteristici sono i templi dedicati ad Inari (il furbo dio volpe), con ingressi formati da tanti torii e frequentati da uomini che chiedono fortuna negli affari, e che spesso lasciano in offerta pasticci di farina di fagioli e riso (cibo preferito di questo dio). 
In questi templi i koma-inu all' ingresso sono sostituiti da due volpi (kitsune).

Altri templi famosi sono quello di Meiji (che ospita lo spirito dell' imperatore Meiji) e di Yasukuni (per le anime dei caduti) a Tokyo, il Santuario di Ise (che ospita la dea Amaterasu), il Toshogu Jinja di Nikko (che ospita lo spirito di Ieyasu Tokugawa) ed il Santuario di Isumo a Matsue (dove si riuniscono tutti gli dei del Giappone tra ottobre e novembre, ed è meta favorita dagli sposi).

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